Questo articolo si prefigge l'obiettivo di spiegare, da un punto di vista psicologico, le caratteristiche principali dell'Ipnoterapia basata sulla Mindfulness a partire dalla definizione di Mindfulness e Ipnosi, dalla descrizione delle tecniche di meditazione e dell'analisi di somiglianze e differenze tra Mindfulness e Ipnosi. Si giunge così alla definizione del Protocollo MBH di Ipnoterapia basata sulla Mindfulness e alla descrizione del Protocollo MBH - messo a punto dal Centro Romano di Psicologia e Psicoterapia - specifico per la gestione dell'ansia.

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Mindfulness e Ipnosi

L'interesse scientifico per la Mindfulness e l'Ipnosi si è acceso negli ultimi anni grazie allo sviluppo delle tecniche di neuroimaging funzionale che ci hanno consentito di comprenderne i rilevanti aspetti neuropsicologici: i dati disponibili nella letteratura scientifica internazionale, infatti, hanno dimostrato la sorprendente capacità di queste due tecniche di modificare intenzionalmente l'attività di aree cerebrali inconsce, producendo effetti clinici importanti e preclusi alla coscienza ordinaria, come ad esempio il controllo dell'ansia e del dolore.

La Mindfulness (termine che significa essenzialmente "consapevolezza") è una tecnica sviluppata in occidente a partire dalla meditazione Vipassana, Zen e Yoga. Il termine Pali corrispondente è "Sati", che significa ricordo, memoria e come ultima accezione attenzione, consapevolezza. Lo scopo della meditazione mindfulness è quello di rinforzare la capacità di mantenere la consapevolezza e la stabilità del fuoco attentivo per rimanere connessi con l'esperienza del momento presente. Questa attitudine può essere poi applicata all'attività introspettiva attraverso cui poter lavorare sui sentimenti, pensieri e comportamenti (adattivi e disadattivi) per poterli gestire consapevolmente.

L'Ipnosi, invece, può essere definita come un'attività in grado di consentire una profonda introspezione con modalità diverse da quelle del pensiero riflessivo. Questa attività è in grado di aprire una diretta comunicazione con l'inconscio e con funzioni somatiche normalmente non controllabili volontariamente, come ad esempio quelle connesse al sistema neurovegetativo e con le vie del dolore, consentendo una loro modulazione o anche un loro controllo.

Mindfulness e Ipnosi sono pratiche moderne che attingono a tradizioni antiche evolutesi nell'arco di decine di secoli: mentre la Mindfulness trae le sue origini dalla tradizione meditativa buddista, sorta in Asia circa 2500 anni fa, le prime testimonianze pervenuteci relativamente all'utilizzo dell'Ipnosi risalgono all'antico Egitto. Tali pratiche rappresentano le diverse espressioni di attraversamento dei confini del flusso ordinario di coscienza che si sono manifestate tra oriente e occidente.

Entrambe infatti si basano infatti sulla possibilità di trascendere i limiti del nostro stato "ordinario" di coscienza per sperimentare, attraverso una guida esperta, nuovi modi per entrare in contatto con noi stessi e con la realtà che ci circonda. Si tratta di tecniche che ci permettono di sviluppare la capacità di prolungare nel tempo l'esperienza di specifici stati di coscienza (che normalmente sperimentiamo in modo molto fugace) al fine di liberarci dalla sofferenza

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Tecniche di meditazione

Il termine generico utilizzato in sanscrito e in pali per "meditazione" è "bhavana": esso può essere tradotto in italiano come "coltivare" e indica una serie di esercizi mentali e di stati spirituali sviluppati grazie a essi.

Per una comprensione delle tecniche meditative possiamo fare riferimento sia alle ricerche scientifiche di matrice occidentale, sia alla letteratura di ispirazione buddhista. La neuropsicologia, ad esempio, ne suddivide la grande varietà in due categorie principali: tecniche di focalizzazione dell'attenzione (FA - Focused Attention) e tecniche di consapevolezza aperta (OM - Open Monitoring).

  • La FA (focused attention) è una tecnica di concentrazione volontaria, in cui viene mantenuta l'attenzione su un dato oggetto (esterno o interno) che allena la capacità di regolare e controllare il fuoco dell'attenzione, rilevare le distrazioni e disimpegnarle dalla loro sorgente per rivolgere l'attenzione nuovamente sull'oggetto prescelto.
  • La tecnica OM è il metodo per realizzare la consapevolezza aperta (come nella meditazione mindfulness). Essa implica un'osservazione neutra, non reattiva, che si realizza senza focalizzare l'attenzione su alcun contenuto specifico nel fluire dell'esperienza.
  • Tale distinzione non implica una rigida differenziazione, quanto piuttosto ci permette di riconoscere le diverse tecniche di meditazione come prevalentemente FA (come, ad esempio, la meditazione Samatha), piuttosto che prevalentemente OM (come la meditazione Vipassana). In altri termini, possiamo considerare il processo di focalizzazione dell'attenzione (FA) sia come una prima forma di raggiungimento dello stato meditativo, che come un passaggio propedeutico a un processo più ampio e complesso (OM). In ipnosi avviene esattamente la stessa cosa: le tecniche di focalizzazione dell'attenzione (FA) rappresentano la prima fase del processo di induzione di ipnosi e sono finalizzate a promuovere la concentrazione, la ricettività e l'assorbimento tipici dello stato ipnotico (e propedeutici allo sviluppo della fenomenologia ipnotica).

    Per comprendere le tecniche di meditazione nei termini della cultura orientale, esse possono essere spiegate attraverso il concetto yogico di "samyama", traducibile in italiano con "tenere insieme, legare, unire". Il samyama è costituito a sua volta da una successione di tre fasi: Dharana, Dhyana e Samadhi.

    Dharana consiste nella fissazione dell'attenzione in un unico punto, evitando di cedere nel pensiero discorsivo, nella distrazione, nelle emozioni affettive. Possiamo considerare Dharana come il passaggio preferenziale della maggiorparte delle tecniche (inclusa l'ipnosi) che si prefiggano l'obiettivo di oltrepassare i limiti dello stato ordinario di coscienza.

    Dhyana è uno strumento mentale utile a far scaturire immagini dal nucleo meditativo mentre il Samadhi (traducibile come raccoglimento, assorbimento, stabilizzazione meditativa) è la condizione di meditazione profonda in cui è possibile trascendere la condizione limitata della coscienza ordinaria attraverso il superamento della dualità tra conoscente, conoscenza e conosciuto. Nell'ambito del Buddhismo la tecnica del samadhi, che conduce ad uno stato di assorbimento concentrativo, ha due componenti. La prima è Samatha, ovvero la meditazione della calma mentale (o della calma dimorante) che ha l'obiettivo di eliminare le turbolenze della mente; la seconda è Vipassana, la meditazione profonda attraverso cui poter penetrare la natura dei fenomeni.

    Recenti studi scientifici dimostrano come lo stato di assorbimento concentrativo rappresenti un'ambito di sovrapposizione tra lo stato meditativo e quello ipnotico. Il complesso della letteratura sulle dottrine orientali e degli studi scientifici recenti, infatti, suggerisce un insospettabile quanto stretto legame tra ipnosi e meditazione, che si estende dalle procedure di induzione alle attività mentali indotte fino ai loro neurocorrelati. Lo stato di assorbimento concentrativo rappresenta, in meditazione come in ipnosi, la disposizione a un'attenzione "totale" che può coinvolgere pienamente le risorse rappresentazionali (cioè percettive, immaginative e ideative). Le ricerche indicano che questo tipo di funzionamento attenzionale generalmente provoca un senso accresciuto della realtà dell'oggetto attentivo, l'impermeabilità agli eventi che distraggono e un senso alterato della realtà in generale (incluso un senso di sé alterato empaticamente).

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    Somiglianze e differenze tra Mindfulness e Ipnosi

    Mindfulness e Ipnosi condividono alcune somiglianze ma anche sostanziali differenze sia nel metodo che negli stati mentali che evocano e che le caratterizzano. Tali somiglianze ne rendono a volte difficile la distinzione tanto che, Henepola Gunaratana (uno dei grandi maestri della meditazione Vipassana), nel tentativo di descrivere e chiarire cosa siano la meditazione e le pratiche di consapevolezza vipassana, fa riferimento agli undici malintesi più diffusi, il secondo dei quali è: "meditazione significa andare in trance". Cerchiamo di chiarire tale malinteso delineando le somiglianze e le differenze tra gli stati meditativi e quelli ipnotici.

    Se immaginiamo il nostro stato ordinario di coscienza come la via che percorriamo quotidianamente e attraverso la quale viviamo gran parte della nostra giornata da svegli, Mindfulness e Ipnosi si configurano come percorsi alternativi.

    Nello specifico, Mindfulness e Ipnosi sono pratiche che condividono lo stesso punto di partenza e percorrono il tratto iniziale del loro tragitto quasi sovrapponendosi: una guida ci conduce, attraverso un uso ponderato di istruzioni mirate, a focalizzare la nostra attenzione su uno o più oggetti (ad esempio il respiro) attingendo alle nostre capacità di concentrazione: il protrarsi della concentrazione porta gradualmente alla destrutturazione del nostro stato ordinario di coscienza.

    Facciamo un esempio (o un esperimento):
    1. Mettiamoci comodi in un posto tranquillo dove non saremo disturbati.
    2. Chiudiamo gli occhi e respiriamo lentamente, inspirando attraverso il naso ed espirando attraverso la bocca.
    3. Concentriamoci sul respiro e, se l'attenzione vaga, torniamo semplicemente sul respiro, per quanto ci è possibile. Possiamo seguire questo processo per tutto il tempo che desideriamo.
    4. Quando siamo pronti per terminare l'esperimento, apriamo gli occhi, alziamoci e riportiamo la consapevolezza a ciò che ci circonda.

    Se esaminiamo attentamente i primi 3 passaggi di questa pratica, che servono ad assorbire (concentrandola) l'attenzione, essi ben si adattano sia a una pratica di Mindfulness che alla fase iniziale di un'induzione di Ipnosi. Come precedentemente accennato, sia la Mindfulness che l'Ipnosi si basano sulla nostra capacità di concentrazione dell'attenzione.

    La capacità di mantenere uno stato di coinvolgimento dell'attenzione sull'esperienza attuale, di lasciarsi assorbire dall'esperienza in corso, è un aspetto importante dei processi percettivi che entrano in gioco tanto nella meditazione che nell'ipnosi.

    Dopo aver raggiunto uno stato di assorbimento concentrativo sufficientemente stabile, le strade di Mindfulness e Ipnosi giungono a un bivio: la mindfulness, in linea con la tradizione del buddismo Vipassana, segue il sentiero della consapevolezza mentre l'ipnosi segue la via che conduce alla mente inconscia.

    Rimaniamo, per intenderci, sull'esempio della concentrazione sul respiro. Nella Mindfulness focalizzare intenzionalmente l'attenzione sul respiro è un punto di partenza per stabilizzare le nostre capacità di concentrazione e aprirci all'osservazione consapevole di quanto accade nel momento presente senza lasciarci distrarre o trascinare da pensieri, ricordi o aspettative, così come spesso accade nel nostro stato di coscienza ordinario. Respiriamo e siamo consapevoli di respirare mentre, gradualmente (praticando), apprendiamo a espandere lo stato di consapevolezza dal respiro, alle sensazioni, ai pensieri, alle emozioni, agli altri fino a includere tutto il mondo e l'universo di cui siamo parte.

    Mentre la focalizzazione dell'attenzione nella Mindfulness è un processo inclusivo, in Ipnosi esso tende ad essere un processo esclusivo, selettivo: focalizzandoci sul respiro tenderemo a essere consapevoli solo di quello mettendo in ombra tutto il resto (di cui conserveremo una consapevolezza a livello inconscio). Mentre la nostra consapevolezza cosciente è assorta, impegnata e focalizzata su un oggetto come il respiro, il terapeuta ha la possibilità di comunicare con la mente inconscia senza le abituali interferenze della mente cosciente (come avviene nello stato ordinario di coscienza). Quando lo stile di comunicazione dell'istruttore diventa ipnotico, le parole, le immagini, le metafore e le analogie sono costruite in modo da coinvolgere anche il modo di essere inconscio della mente nel processo di trasformazione personale.

    Passiamo ora a considerare alcune importanti differenze tra Mindfulness e Ipnosi da un punto di vista metodologico. Idealmente, nella Mindfulness strumenti e fini coincidono: essa mira infatti a trasformare il nostro stato ordinario di coscienza in uno stato di sempre maggiore consapevolezza, laddove, l'autoconsapevolezza coincide con la liberazione dal disagio. Come sostiene Jon Kabat-Zinn (2004), l'obiettivo esplicito della Mindfulness è quello di "sviluppare una continuità di consapevolezza nella nostra vita" attraverso un percorso che punta a svincolarci dalla frenetica attività giudicante della nostra mente, oltre che dai sentimenti di attaccamento e avversione nei confronti della realtà, che rappresentano la fonte principale della nostra vulnerabilità.

    Diversamente, l'ipnosi è generalmente utilizzata in psicoterapia per elicitare le risorse inconsce necessarie a produrre il cambiamento di prospettiva più utile per risolvere i problemi attuali e trasformare, quel tanto che basta, il nostro stato ordinario di coscienza al fine di renderlo maggiormente flessibile e funzionale nella gestione delle complessità delle realtà che ci troviamo ad affrontare. Diversamente dalla Mindfulness, nell'ipnoterapia mezzi e fini rimangono distinti: lo stato ipnotico è il mezzo, la guarigione (o il superamento di un problema) è il fine.

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    Ipnoterapia basata sulla Mindfulness (MBH)

    Provenendo da storie e contesti culturali profondamente diversi, Mindfulness e Ipnosi sono apparsi al senso comune come fenomeni indipendenti e senza punti di incontro soprattutto perché, fino a qualche tempo fa, chi si occupava di ipnosi non praticava la Mindfulness e viceversa.

    Da quando negli ultimi decenni la Mindfulness è diventata oggetto di interesse delle neuroscienze, la situazione si è evoluta e, diversi ipnoterapeuti come noi del Centro Romano di Psicologia e Psicoterapia, ne hanno fatto esperienza e l'hanno integrata nella propria attività professionale. L'integrazione di Mindfulness e Ipnosi, avvenuta dapprima in modo informale tra gli addetti ai lavori,  prende oggi il nome di "Ipnoterapia basata sulla Mindfulness".

    Questo approccio alla psicoterapia (e alla Mindfulness) è maturato esplicitamente dapprima in nord america, attraverso gli studi pionieristici (2011) del Dott. Michael D. Yapko (noto ipnoterapeuta statunitense) e del gruppo di ricerca canadese del Dott. Assen Alladin, cui si deve l'acronimo MBH – Mindfulness Based Hypnotherapy. Le ricerche condotte in tale ambito evidenziano come, in virtù della loro complementarietà, Mindfulness e Ipnosi possano fungere – sinergicamente – da catalizzatori dei processi di autoguarigione.

    L'Ipnoterapia basata sulla Mindfulness si fonda sull'utilizzo delle nostre capacità di concentrazione e coinvolge contemporaneamente sia i processi attentivi volontari e intenzionali (come avviene attaverso le pratiche di consapevolezza della Mindfulness) che quelli involontari e automatici (come avviene in ipnosi). La saggezza e le intuizioni della psicologia buddhista, che rappresentano una fonte inesauribile di ispirazione, si integrano (in un contesto laico) con le pratiche ipnotiche che rappresentano, a loro volta, lo strumento che ci permette di comunicare con quella parte profonda di noi che è l'inconscio: nell'inconscio possono essere piantati i semi per far sbocciare ogni cosa, anche la consapevolezza.

    Le ricerche empiriche effettuate in tale ambito, indicano chiaramente le potenzialità di questo strumento: lo stato di assorbimento concentrativo rende possibile catalizzare le potenzialità e le risorse personali in modo del tutto naturale, fisiologico, sempre disponibile e privo di effetti collaterali. I praticanti possono essere addestrati alla meditazione e all'autoipnosi e acquisire una migliore capacità di gestire se stessi e i propri problemi.

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    Protocollo MBH per la gestione dell'ansia

    Il Protocollo MBH di Ipnoterapia basata sulla Mindfulness specifico per la gestione dell'ansia rappresenta il "cuore" esperienziale di un allenamento che, incontro dopo incontro, promuove nuovi modi per entrare in contatto con il nostro corpo, le sensazioni, i pensieri e le emozioni, per maturare nuovi modi di relazionarci a noi stessi e agli altri.

    Le pratiche del protocollo MBH ricalcano quelle della tradizione buddista samatha e vipassana rispettandone i metodi e gli obiettivi. Attraverso la meditazione samatha è possibile indurre un profondo stato di assorbimento concentrativo che consente una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee, una maggiore comprensione e controllo degli stati emozionali e del processo di realizzazione della calma, propedeutica alla meditazione vipassana. Una volta raggiunta la stabilizzazione della mente, le pratiche della meditazione vipassana guidano i praticanti nella creazione di una consapevolezza sensoriale focalizzata sul momento presente in una condizione mentale di non reattività agli stimoli interni ed esterni. La funzione dell'ipnosi, durante questo percorso, è quella di facilitare l'esperienza e catalizzare le risorse inconsce per favorire lo spontaneo riemergere della calma e della consapevolezza, estendendone la portata anche al di fuori dell'allenamento nello stato concentrativo. Diventa così possibile uscire dai circuiti dell'ansia e focalizzarsi sulla soluzione dei problemi.

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